…Vedi, amico mio, il tempo quando
entra qui si ferma un attimo e si toglie il cappello…”
Casa del Popolo Granata
Lo stadio venne creato dal
conteEnrico Marone di Cinzano, a quei tempi presidente granata. Enrico Marone creò la
Società Civile Campo Torino,
con quote versate a fondo perduto, e con il solo obbiettivo di
acquistare l'area e costruirvi uno stadio con annesso campo di
allenamento.
Il 24 marzo 1926 viene fatta richiesta di concessione edilizia presso
il comune e, dopo l'accettazione, i lavori vengono affidati
all'ingegnere
Miro Gamba, insegnante al
Politecnico di Torino; i lavori di costruzione vennero seguiti dal commendator Riccardo Filippa. Il terreno su cui sorse era, in quel periodo, in periferia, e venne scelto per il basso costo dell'area.

Il conte Marone di Cinzano, la principessa Maria Adelaide e il Duca d'Aosta durante la cerimonia d'inaugurazione
I lavori occupano 5 mesi di lavoro, e poco meno di due milioni e mezzo di lire. L'inaugurazione dell'impianto avvenne il
17 ottobre1926 e, per l'occasione, si svolse una partita amichevole tra Torino FC e
Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario
Umberto II, della principessa
Maria Adelaide e di un pubblico di 15.000 spettatori. Il campo venne benedetto prima dell'incontro dall'
arcivescovo di Torino,
Monsignor Gamba. La partita finì con la vittoria del Torino per 4-0.
La struttura
Originariamente lo stadio copriva un'area di 38000 m² cintati da un
muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva
le 15000 unità (1300 in tribuna centrale, 9500 sulle gradinate, 4000
nel parterre). Sotto la tribuna si trovava il
parterre, disposto su 13 file.
Lo stadio Filadelfia aveva delle gradinate in
cemento, ed una tribuna in legno e
ghisa costruita in
stile Liberty. Le poltroncine della tribuna erano in legno, e tutte numerate. Il muro che circondava la struttura era alto 2,5 metri.
La
facciata era composta da
mattoni rossi, con colonne e grandi finestre dotate di
infissi bianchi. Le varie finestre erano collegate tra loro da un
ballatoio con la ringhiera in ferro. Davanti all'ingresso si trova un vecchio campo che veniva usato per gli allenamenti negli
anni trenta.
La struttura portante dell'edificio era in
cemento armato, mentre quella delle tribune era composta da pilastri che sostengono una rete longitudinale di
capriate trasversali in legno su cui sono sistemati pannelli di
eternit.
Il parterre è formato invece da setti trasversali in muratura. Il
sostegno della bandiera che si trovava all'entrata era alto sei metri
circa; il suo
basamento è coperto da
bassorilievi raffiguranti
greche in stile
Art déco.
Il campo misurava 110x70 metri ed era coperto di erba e dotato di un sistema di
drenaggio.
Sotto alle tribune si trovava l'appartamento del custode, e quattordici
camere che servivano oltre ai giocatori ed all'arbitro, anche
l'infermeria, la direzione, ed una sala per rinfreschi. I giocatori
potevano raggiungere il campo dagli spogliatoi attraverso un
sottopassaggio.
Lo stadio subì opere di ampliamento. Nel
1928 venne aggiunta la biglietteria, e nel
1932 la gradinata della tribuna venne ingrandita portando la capacità totale a 3000 persone.
Il Grande Torino
In questa struttura il Torino restando imbattuto per sei anni, 100 gare consecutive, dal
17 gennaio1943 alla
Tragedia di Superga, compreso il famoso 10-0 rifilato all'
Alessandria (ancora record per una gara di serie A). È in questo stadio che si esibiva Bormida, il tifoso trombettista reso famoso dal recente film
Ora e per sempre.
Il
13 luglio1943, nel mezzo della
seconda guerra mondiale, venne bombardato anche il Filadelfia. Tra le parti danneggiate si trova il campo (utilizzato dagli alleati per giocare a
baseball)
oltre alle gradinate di via Giordano Bruno. Nonostante la copertura
della tribuna fosse intatta, le travi metalliche vengono asportare per
rifornire probabilmente l'industria bellica, e sostituite con altre in
legno.
Il Filadelfia divenne inagibile per molto tempo, ed il campionato del
1944
viene disputato presso il vicino Motovelodromo di corso Casale. In
seguito il Torino si spostò presso lo Stadio Mussolini, futuro stadio
Comunale.
Dopo la guerra i lavori di ristrutturazione vennero eseguiti dal nuovo presidente
Ferruccio Novo.
Nel
1959 venne approvato un nuovo piano regolatore generale secondo cui, dal
6 ottobre, per l'area veniva prevista una destinazione di gioco e sport, e si accennava al riconoscimento del valore storico.
L'abbandono
Dopo Superga il presidente Ferruccio Novo diede in garanzia lo stadio alla
Federcalcio, e secondo qualcuno pensò addirittura alla possibilità di demolirlo.
Nel
dopoguerra l'area del Filadelfia diventa residenziale, e nasce l'idea di abbattere il complesso per costruire nuovi edifici. Nel
1959 esce il nuovo piano regolatore che definisce l'area "verde pubblico", ed il progetto fallisce.
Il
19 maggio1963 viene disputata l'ultima partita ufficiale, un Torino-
Napoli terminato 1-1 con gol di
Bearzot (T) e di
Corelli
(N). A partire dalla stagione seguente i granata si trasferiscono
definitivamente al "Comunale", che avevano iniziato ad utilizzare
saltuariamente, soprattutto per gli incontri di maggior richiamo e, di
conseguenza, con maggiore affluenza.
Nel
1970 si tenta per la prima volta di recuperare il Filadelfia, quando il Presidente era
Orfeo Pianelli;
la Società Civile Campo Torino fa eseguire un progetto per la
ristrutturazione. L'idea è di permettere l'allenamento della prima
squadra con il recupero del campo e la costruzione di una palestra. I
lavori subiscono qualche problema, e vengono annullati nel
1973 in quanto l'area risulta ancora destinata al verde pubblico.
L'idea di Pianelli prevedeva l'abbattimento totale della struttura, la
costruzione di campi di gioco e di una struttura per gli alloggi delle
giovanili. Il progetto originale fallì anche a causa di alcune minacce
di morte ricevute dal presidente. Il
18 ottobre viene rilasciata la concessione edilizia, ma solo in forma precaria, e prevedendo un canone annuo.
Il Torino continuò ad allenarsi qui fino al
1979, quando si trasferì nella moderna struttura di
Orbassano, usata ancora oggi, lasciando il campo di allenamento alle giovanili.
La manutenzione però fu abbandonata, ed in pochi anni gli spalti si deteriorarono. Negli
anni ottanta il degrado ebbe una crescita esponenziale, soprattutto a causa del
calcestruzzo utilizzato nella costruzione, e si arrivò anche a parziali crolli delle strutture.
Recenti tentativi di ricostruzione
Il tentativo del 1985-87 (Sergio Rossi)
Oggi le antiche tribune sono ridotte a qualche moncone recintato per il pericolo di crolli
Nel quinquennio successivo, dal 1980 al 1985, più volte il Comune e
la Soprintendenza richiamarono la società per le strutture fatiscenti,
e per il pericolo penale dovuto ad eventuali crolli. In questo periodo il presidente granata è
Sergio Rossi.
Il
4 marzo1985,
dopo l'ennesimo richiamo, la Società Civile Campo Torino assume
l'ingegner Francesco Ossola, della Tecnogest Progetti, per effettuare
uno studio dello stadio. Il 16 marzo vengono presentati i risultati,
che tracciano uno stato particolarmente cadente, e suggeriscono la
rimozione di parte della costruzione.
Le tribune vengono chiuse al pubblico, che viene obbligato a restare
fuori dai cancelli anche durante le partite della Primavera.
La risposta allo studio di Ossola arriva il
29 marzo,
ed impone alla società interventi precisi. Tre giorni prima Giacomo
Donato, per conto del comune, aveva svolto un sopralluogo che era
terminato con una relazione in cui accennava alla possibilità di
recuperare l'agibilità (ma solo in parte) grazie allo svolgimento di
alcuni lavori. Nel luglio del
1986 il Torino presenta un piano di recupero, frutto dello studio dell'impresa Italresine.
Alla fine del 1986 la Società Civile Campo Torino, nella persona del presidente Lorenzo Rigetti, richiede al comune la
concessione edilizia per lo svolgimento dei lavori proposti da Ossola.
Verranno ricostruite buona parte delle tribune, con l'obbiettivo di
recuperare una capacità di 5.000-6.000 posti. Le attività previste dopo
i lavori comprendono allenamenti della prima squadra, allenamenti e
partite della Primavera e delle altre giovanili.
Il comune esamina la richiesta e, prima di rispondere, decide di
sentire il parere della Soprintendenza ai beni ambientali e
architettonici del Piemonte, che risponde l'8 aprile dando parere
favorevole, ed accennando al valore storico-architettonico di una parte
del complesso. Il comune accetta la richiesta del Torino il
22 maggio 1987, l'Ufficio tecnico dei Lavori pubblici dà il consenso alla ristrutturazione, eppure i lavori non sono mai iniziati.
Il tentativo del 1988-93 (Gian Mauro Borsano)
L'8 marzo 1988 scade il mutuo che assegnava la proprietà dello
stadio alla Federcalcio, per cui il Torino Calcio ne torna
proprietario. Lo stadio passa da
Antonio Matarrese (Federcalcio) a
Mario Gerbi (presidente del Torino) dietro un simbolico pagamento di venti milioni di lire. Il nuovo progetto viene affidato a
Gino Zavanella.
Il suo progetto è diviso in lotti che verranno sviluppati per gradi. La
prima parte riguarda la tribuna in legno che, secondo Zavarella, è
ancora recuperabile, il rifacimento della copertura e della tribuna
ovest.
In seguito verrebbero rifatte le strutture in cemento ed il resto delle
tribune, demolite e ricostruite da zero. Infine si passerebbe agli
spogliatoi ed agli altri spazi sotto le tribune. L'obbiettivo è di
raggiungere una capienza di 14000 posti. Si inizia a parlare della possibilità di includere un
museo nella struttura.
Il progetto di Zavanella diventa ufficiale il
13 novembre1991, quando il presidente granata
Gian Mauro Borsano chiede la relativa
concessione edilizia. Il
Servizio sanitario nazionale rigettò il progetto per alcune carenze, e l'
8 luglio1992
la commissione igienico-edilizia rifiuta la concessione edilizia in
quanto il progetto non rispetta l'articolo 85 della Legge regionale n.
56/7, essendo l'area considerata ancora "verde pubblico". Questo parere
si concretizza con l'ufficiale rifiuto del sindaco espresso il
16 ottobre1992. All'inizio del
1993
viene ripresentata al comune la richiesta basata sul progetto di
Zavarella, con le opportune modifiche richieste dal comune per
adeguarsi al piano regolatore. Il comune chiede una parere alla
Soprintendenza, e passati due mesi viene ufficializzata la diffida di
inizio lavori. A marzo il progetto di Zavarella viene definitivamente
accantonato.
Il tentativo del 1993 (Roberto Goveani)
L'ingresso dagli spogliatoi sul campo
Nel 1993 la presidenza del Torino passa a
Roberto Goveani, che nel suo discorso di presentazione afferma che il Filadelfia è per lui una priorità. Vuole uno stadio da 30000 posti, prevedendo una spesa di trenta miliardi di lire. Si dice che l'
Istituto per il credito sportivo possa anticipare 10 miliardi a tasso agevolato, ed i restanti venti sarebbero raccolti tra finanziatori privati. L'
8 luglio 1993
Mario Borghezio presenta un'
interrogazione parlamentare ai ministri
dell'Interno e
dei Beni Culturali.
La Soprintendenza nega le affermazioni di Borghezio, ma predispone un
sopralluogo in cui si scopre che le condizioni sono peggiori del
previsto. L'
9 ottobre viene inviata al Torino una comunicazione che revoca l'agibilità del complesso.
Per questo motivo vengono spostate le partite della Primavera presso il
Campo Ruffini, anche si continua ad allenarsi al Filadelfia. La
concessione dell'agibilità verrà rilasciata solo dietro presentazione,
entro due settimane, di un piano serio.
Un incontro tra il Torino ed i responsabili del comune delinea i lavori
necessari urgentemente; tra questi il rifacimento completo del
corridoio tra spogliatoi e campo, l'impianto elettrico ed il
riscaldamento, ed i sanitari. Andrà anche pagata una ditta esterna per
svolgere studi sulla sicurezza della tribuna Liberty, protetta dalle
Belle Arti.
A questo punto l'idea progettuale di Goveani viene accantonata,
superata dalla priorità dei lavori necessari a riottenere l'agibilità.
A questo punto si presentano tre possibilità per il Filadelfia:
- Farne un impianto da 30000 posti, che potesse ospitare il Torino prendendo il posto del Delle Alpi. Questa ipotesi non rispetta però l'attuale piano regolatore
- Farne un impianto da 15000 posti, accettabile per il comune, ma che innalzerebbe una struttura non utile a nessuno
- Farne un impianto da 5000 posti, rispolverando il progetto di Ossola. In questo caso comprenderebbe anche la sede societaria
Ovviamente la scelta più conveniente è la terza, che comporterebbe
una spesa di circa 15 miliardi di lire, 10 dei quali prestati dal
Credito Sportivo.
Nel novembre de 1993
Tuttosport propose una
petizione tra i tifosi per mobilitare il comune ed il
CONI. L'iniziativa permise la raccolta di 60000 firme. Una crisi economica societaria obbliga Goveani a vendere la squadra, ed il suo progetto finisce negli archivi.
L'accantonamento del progetto (Gianmarco Calleri) [
modifica]
L'ennesimo rischio di
fallimento favorisce un nuovo cambio di dirigenza, che porta a capo del Torino
Gianmarco Calleri, ex patron della
Lazio. A differenza dei predecessori Calleri considera il Filadelfia un peso, e afferma di non avere interesse al suo recupero. La mancanza di lavori di ristrutturazione costano al Torino numerose sanzioni pecuniarie e, dopo l'ennesima proroga, il
27 settembre1994 ne viene dichiarata la completa inagibilità a causa dei continui crolli.
Per evitare il continuo ingresso nello stadio da parte di tifosi e
senzatetto, il comune obbliga il Torino a recintare l'area. La
situazione economica del Torino non lo permette, e quindi ci pensa il
Comune ad erigere le barriere.
Il tentativo del 1995-97 (Diego Novelli)
Nel
1995 si apre una nuova speranza per il Filadelfia. L'ex sindaco di
TorinoDiego Novelli, eletto consigliere nelle liste de
La Rete, in seguito ad un confronto con Calleri, decide di dare vita ad una fondazione destinata al recupero dell'impianto. Alla fondazione partecipano molte persone famose: lo stesso
Diego Novelli,
Giancarlo Caselli,
Nino Defilippis,
Gianpaolo Ormezzano,
Giuseppe Tarantino, il Torino Calcio e l'allora sindaco di Torino,
Valentino Castellani.
Lo Studio Renacco, incaricato del progetto, immagina un complesso
polifunzionale da 12000-15000 posti (tutti seduti e coperti). Viene
anche prevista la costruzione di negozi, ristoranti, birrerie, una
palestra, minimarket e addirittura delle strutture residenziali. Il
piazzale antistante ospiterebbe un parcheggio interrato a due livelli,
con 4600 metri quadrati per piano ed un totale di 160 posti auto.
Questo nuovo progetto viene approvato dalla Soprintendenza e dal
comune. Si prevede una spesa totale di cinquanta miliardi di lire; i
lavori occuperebbero il periodo tra la primavera del 1996 e gennaio
2006, giusto in tempo per il cinquantenario della
tragedia di Superga.
Parte una sottoscrizione privata per recuperare i fondi; in cambio di
un'offerta di 100.000 lire si vedrebbe il proprio nome scritto su un
mattone del nuovo stadio.
Nel luglio 1995 viene abbattuta una parte di gradinata nord, e si
comincia a parlare di una variante al progetto che avrebbe permesso di
portare la capienza a 25000 posti.
I lavori andavano presentati in comune entro ottobre, ma i fratelli
Riccardo e Roberto Renacco consegnano il progetto tra febbraio e marzo
1996.
Lo studio effettuato presso stadi europei simili fa paventare la
possibilità che il nuovo impianto possa essere usato anche per incontri
ufficiali. Tra gli altri stadi studiati ci furono l'
Highbury dell'
Arsenal,
Marassi, il
Louis II di Montecarlo di
Monte Carlo e l'
Ulevaal di
Oslo.
Il nuovo progetto viene presentato il
12 dicembre
1995. Lo stadio sarebbe da 15000 posti (seduti e coperti), simile al
Louis II all'interno, e ad Highbury all'esterno. La nuova sede, la
palestra, il museo, la biblioteca e la videoteca si troverebbero sotto
alle tribune. Il vecchio campo di allenamento dovrebbe fare posto ad
hotel e foresterie. Il parcheggio sarebbe interrato, strutturato su tre
livelli, e fornirebbe 300 posti auto.
A parte la tribuna protetta dalle Belle Arti, tutto il resto sarebbe da
demolire. Continue difficoltà burocratiche portano a numerosi rinvii
della presentazione del progetto alla Commissione igienico edilizia. I
contrasti peggiorano nel
1996-
97, ed il
10 aprile1998 il Filadelfia viene raso al suolo.
Il tentativo del 1997-98 (Massimo Vidulich)
Il toro, simbolo della squadra e dello stadio
Nel 1997 la Juventus minaccia di andarsene da Torino, a meno che la
situazione degli stadi non si sblocchi. Lo stadio Delle Alpi, costruito
per il
mondiale del 1990,
non piace né alla Juventus né al Torino. Per risolvere il problema il
sindaco Castellani fa stendere un progetto. Secondo questa idea la
Juventus avrebbe ottenuto il Comunale, mentre al Torino veniva permesso
di ristrutturare il Filadelfia portandolo a 20000 posti. Ad aprile
viene effettuato un sopralluogo per mano dell'architetto Daniela
Biancolini (della Sopraintendenza), l'onorevole Diego Novelli (della
Fondazione), l'architetto Franco Corsivo (assessore del Comune) ed i
titolari dell'impresa Renacco. L'obbiettivo è di far partire i lavori
entro luglio. Vengono avanzati dubbi sul fatto che 20000 posti siano sufficienti in
serie A,
ma soprattutto si parla della convenienza economica per il Torino di un
investimento tanto importante. Bisogna trovare quarantadue miliardi, e
si pensa di recuperarne ventidue vendendo spazi commerciali, mentre il
resto verrebbe prestato dal Credito sportivo, con un rimborso di 1,8
miliardi l'anno per quindici anni.
Il problema è che lo stadio è di proprietà della Fondazione, e quindi
dopo aver estinto il debito il Torino non avrebbe in mano nulla. Questa
cosa ovviamente non va bene a
Massimo Vidulich,
nuovo presidente del Torino. La Fondazione, dopo aver salvato il
Filadelfia dalle speculazioni di Borsano, non si fida della nuova
presidenza.
Il
30 aprile
1997, dopo aver parlato con la Soprintendenza, la Fondazione Campo
Filadelfia chiede al Comune di poter demolire quello che resta dello
stadio. Il 6 e 7 maggio viene accettata la demolizione, con l'esclusione dell'ingresso su via Filadelfia e di parte delle gradinate.
A questo punto, con l'autorizzazione in mano per uno stadio da 25000
posti, si inizia a pensare ai finanziamenti. Secondo Novelli se ne
potevano recuperare dieci dall'affitto o dalla vendita di adiacenti
aree commerciali; cinque dalle offerte dei tifosi (100.000 lire per
avere il proprio nome su un mattone), cinque dagli sponsor, e dieci dal
Credito sportivo, con un tasso del 3,5 percento per quindici anni.
A questo punto l'unico problema è trovare un accordo per la proprietà
dello stadio; viene svolto un incontro tra Massimo Vidulich e Diego
Novelli, rispettivamente rappresentanti del Torino Calcio e della
Società Civile Campo Torino. Il
18 luglio
1997 iniziano i lavori di demolizione, ad opera dell'Impresa
costruttrice Recchi Spa – CO.GE; Il costo è di 350 milioni. Il
direttore del Credito sportivo, Savini Ricci, si offre di concedere un
finanziamento fino a quaranta miliardi al 4,5 percento.

Il 5 dicembre 1997 si svolge un'altra riunione a cui partecipano il
Torino, il Comune e la Fondazione. Viene presentato il progetto per
"Torinello", un centro sportivo che la società granata vorrebbe
costruire nei pressi del Filadelfia, e si annuncia che i lavori di
costruzione slitteranno a causa di una modifica che porterà la capacità
totale a 35000 posti. La superficie totale del complesso sarebbe di
170 000 metri quadrati.
Ad aprile del 1998 l'amministrazione comunale decide di bloccare i
lavori di demolizione. Secondo loro l'autorizzazione non è mai stata
data, ed i lavori sono illegali.
Si apre una discussione tra maggioranza ed opposizione in Comune, ed i
due si trovano d'accordo sul fatto che il Comunale ed il Filadelfia non
possano essere ricostruiti perché situati sul territorio cittadino. Il
sindaco Castellani accusa anche il Torino di aver modificato
pesantemente il progetto dopo l'approvazione (non ufficiale) del Comune.
Il tentativo del 1999-2005 (Francesco Cimminelli)
A causa dei pericolo di crolli tutta l'area è stata cintata
Il
27 marzo 1999 Diego Novelli annuncia di aver ricevuto una donazione di settanta miliardi da parte di
Giuseppe Aghemo,
industriale che da tempo vuole acquistare il Torino. Grazie a questo
Novelli decide di ricostruire lo stadio senza l'aiuto del Torino
Calcio, che poi avrebbe pagato l'affitto per lo sfruttamento dell'area.
Dopo due incontri distinti tenuti tra i "contendenti" ed il Comune, il
presidente del Torno Vidulich si dice soddisfatto, e pronto a trovare
un accordo con la Fondazione. Arriva il
4 maggio,
anniversario di Superga, e si rincorrono le voci su un presunto
annullamento della cerimonia perché il cantiere ancora chiuso
renderebbe inutile la
posa della prima pietra. Alla fine l'accordo si trova e la cerimonia si tiene. Ad agosto spunta per la prima volta il nome di
Francesco Cimminelli,
il finanziatore che starebbe dietro ad Aghemo. L'ingegner Renacco fa
filtrare le prime indiscrezioni sul nuovo progetto; un impianto
ispirato all'
Arsenal Stadium di
Londra, in
mattoni e
cemento.
Alcune trattative aperte col ministero permetterebbero di portarlo a
32000-34000 posti. La spesa prevista è di settanta miliardi, e secondo
Renacco servono sei mesi per ricevere la
concessione edilizia. I lavori dovrebbero iniziare a giugno del
2000.
Un incontro in comune, con l'intenzione di trovare un accordo per
l'affitto o il mutuo, finisce in nulla di fatto; Vidulich lascia aperta
la strada alla possibile ricostruzione effettuata dalla società granata
senza aiuti esterni.
Il 17 ottobre 1999 Novelli dichiara di aver dato mandato al gruppo
di Aghemo di cercare un costruttore; il Torino Calcio ha tre mesi di
tempo per offrire i settanta miliardi necessari, e subentrare così ad
Aghemo.
Il termine scade il 18 gennaio 2000, senza che il Torino abbia avanzato
altre proposte. Contemporaneamente Aghemo tenta l'acquisto della
società granata, offrendo trenta miliardi che, secondo Vidulich, sono
insufficienti.
Nell'aprile 2000 le trattative per l'acquisto del Torino si
concludono; la squadra passa dalle mani della Bullfin dei genovesi, a
quelle della SIS (Società Investimenti Sportivi) di Cimminelli.
Cimminelli è ora proprietario del 98,55% del Torino. Il costo
complessivo è di ottanta miliardi: trentacinque a Vidulich, il resto
per coprire i debiti. Il nuovo presidente è Giuseppe Aghemo.
Secondo alcuni (come Tuttosport) il passaggio di proprietà è una buona
cosa, altri diffidano del fatto che Cimminelli, per sua ammissione, sia
interessato soltanto al terreno del Filadelfia.
Si comincia a dire che Cimminelli, tifoso juventino, sia diventato
presidente del Torino solo per agevolare i bianconeri nella "questione
stadi"; per questo motivo, dopo quaranta giorni di presidenza, Aghemo
si dimette perché ritiene di essere "diventato un presidente di facciata, senza portafoglio e senza potere".
L'architetto Alberto Rolla viene incaricato di stilare un nuovo
progetto, presentato il 17 ottobre 2000 da Francesco Cimminelli e
Attilio Romero.
Il nuovo stadio occuperà un'area di 73000 metri quadrati, su una zona
adiacente al vecchio impianto sportivo. Lo stadio sarà dotato di un
tetto semovente, e di una tribuna coperta da 25000 spettatori. Il
termine dei lavori è previsto per il 2004, ed il
TOROC (il comitato olimpico) comincia a pensare all'idea di disputare le gare di
hockey al nuovo Filadelfia.
Intanto Cimminelli ha comprato dalla Fondazione il terreno del
Filadelfia per 140 milioni di lire. Viene presentato il nuovo progetto
di Rolla, e questa volta lo stadio a cui ispirarsi è l'
Amsterdam ArenA dell'
Ajax,
e si conta di raggiungere le 30 000 unità di capienza. Il vecchio
stadio diventerà un museo della memoria, e la tribuna lignea verrà
ricostruita solo per ospitare il museo.
Il 21 febbraio 2001 viene modificato il
piano regolatore,
aprendo così la strada alla costruzione del nuovo Filadelfia. Il
problema è che le elezioni sono vicine e resta poco tempo perché la
giunta comunale dia il via libera. Approfittando di questo, l'esponente
dei
VerdiSilvio Viale fa naufragare il progetto facendo
ostruzionismo, e presentando ben 573
emendamenti. Le sue dichiarazioni gli costano una
querela da parte dei
DS. Cimminelli dichiara di essere stato tradito dal Comune e, abbandonando il progetto, di puntare al Delle Alpi.
Questo ennesimo naufragio sconvolge la tifoseria granata che, in risposta, organizza una serie di proteste.
Durante Torino-Chievo del 6 aprile appaiono in curva striscioni contro
Viale, e la società granata verrà multata di 10 milioni. Il 4 maggio,
51° anniversario di Superga, viene organizzata una marcia di protesta
che si conclude in piazza Palazzo di Città.
La nuova giunta guidata da
Sergio Chiamparino
riallaccia i contatti con Cimminelli. La nuova giunta ritiene esagerata
la richiesta del Torino, ed ufficializza il fatto che il Filadelfia non
verrà usato durante i
XX Giochi olimpici invernali.
Nel 2001 scade il contratto di affitto del Delle Alpi, ed il Torino
ribadisce la voglia di spostarsi al Filadelfia. Il 18 giugno 2002 viene
steso il nuovo contratto tra Comune, Torino e Juventus: viene concesso
in uso il Delle Alpi ai bianconeri per 99 anni, ad altrettanto per il
Comunale al Torino. Del Filadelfia si parla ancora il 18 novembre 2002.
Secondo l'assessore Viano si possono accettare la costruzione di
residenze, supermercati, un parcheggio ed un campo di calcio (da notare
il declassamento da "stadio" a "campo di calcio"). Il terreno del
Filadelfia viene declassato da "edificio di particolare interesse
storico" a "edificio di valore documentario".
Il
19 dicembre2002
il Filadelfia viene venduto dalla SIS di Francesco Cimminelli al Torino
Calcio dello stesso Cimminelli; il costo dell'operazione è di 750 000
euro. Questa mossa di Cimminelli è poco trasparente, e viene sottoposta
a dure critiche. Per prima cosa la SIS incassa dieci volte il costo che
aveva sostenuto per l'acquisto dalla Fondazione di Novelli. La "Società
Civile Campo Torino", inglobata nella SIS, scompare e, soprattutto,
viene meno il vincolo posto in precedenza da Novelli riguardo
all'indivisibilità dell'area del Filadelfia.
Questa mossa è ovviamente criticata in modo duro da Novelli che,
sentendosi ingannato, rilascia dichiarazioni pesanti sul conto di
Cimminelli.
Il
23 dicembre2002
viene messo in dubbio il contratto tra Comune e Torino per il Comunale,
e si torna a parlare della ricostruzione del Filadelfia. Una nuova idea
di costruire edifici commerciali ridimensionerebbe il campo sportivo ad
un puro corollario; i tifosi del Torino, per protesta, decidono di
occupare il terreno, ed organizzare una marcia collettiva.
Il progetto viene bloccato dalla Soprintendenza per i Beni e Attività
Culturali che dichiara impossibile la costruzione proposta senza
danneggiare le aree protette. Il 9 dicembre 2003 il Consiglio comunale
approva la variante al piano regolatore, permettendo le nuove
costruzioni (31 favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto).
Nell'aprile 2004 la nuova proposta del Torino prevede una ricostruzione fedele del vecchio Filadelfia. Questo progetto, anch'esso di Rolla, prevede un impianto da 2200 posti in
erba sintetica.
Questa proposta non incontrò il favore dei tifosi, che lo reputarono
troppo piccolo. L'area dello stadio, 13000 metri quadri, passa dal
Comune al Torino con sfruttamento per 99 anni del
diritto di superficie.
La concessione contiene una serie di vincoli per la ricostruzione, tra
cui il divieto di cedere ad altri il diritto di superficie (per evitare
altri scandali come il trasferimento al Torino Calcio già citato), e
l'obbligo di costruire lo stadio prima di ogni altra struttura
commerciale.
Il 13 luglio il progetto di Rolla viene respinto all'unanimità dalla Soprintendenza e dal Comune. A fine settembre Rolla presenta il progetto corretto, e questa volta viene valutato accettabile.
Nel settembre 2004 circola la voce che il Torino, in crisi economica,
abbia sospeso i pagamenti dei lavori di ricostruzione del Comunale.

I tifosi, ormai in aperta contestazione, arrivano a formare il
Comitato Dignità Granata, un'associazione con il compito di vigilare
sul Filadelfia, denunciandone scandali e speculazioni edilizie. Il 16 dicembre 2004 i tifosi ricreano la defunta "Società Civile Campo Torino SRL"; a questa società partecipano anche
gli Angeli del Filadelfia
e le Sentinelle del Filadelfia. L'obbiettivo è convincere il Comune a
revocare la concessione data al Torino Calcio, ed in particolare a
Cimminelli. Anche l'Associazione Ex Calciatori Granata si mobilita.
Quest'ultima associazione, composta da giocatori che hanno giocato nel
vecchio Filadelfia, afferma di volr ricomprare il terreno.
Il 18 marzo l'associazione presenta un nuovo progetto, redatto da
Andrea Gaveglio e Fabio Mellina Gottardo. I due, laureatisi con una
tesi sul Filadelfia, propongono uno stadio da 11000 posti. Il progetto viene accettato il 21 marzo dal Comune.
A marzo 2005 il Comune riceve uno studio effettuato dall Federcalcio
sui bilanci di Juventus e Torino, e non sono positivi per il
Filadelfia. Il
26 giugno 2005 il Torino festeggia la promozione contro il
Perugia, e una settimana dopo viene dichiarato non idoneo all'iscrizione alla
serie A.
Lo Stadio Filadelfia nel 2005, in occasione del 56° anniversario della Tragedia di Superga
Il 4 maggio 2005, anniversario della
sciagura, viene organizzata una partita tra vecchie glorie e tifosi. Alla partita partecipano oltre 15000 tifosi, e 66 giocatori.
Il tentativo del 2005 (Urbano Cairo)
Il
fallimento
della società granata rischia di farla sparire completamente, e quindi
Pierluigi Marengo, con altri piccoli imprenditori, si prende la
responsabilità di far rinascere la squadra chiedendo l'ammissione al
Lodo Petrucci, che permetterebbe la ripartenza dalla
serie B invece che dalla C. La
FIGC non considera sufficiente la proposta economica, e quindi alla cordata si unisce la
SMAT. Il 19 agosto, durante la
conferenza stampa che avrebbe dovuto presentare la nuova società, viene annunciato l'acquisto della stessa da parte di
Urbano Cairo. Il 12 luglio 2006 Cairo acquista ad un'
asta fallimentare
i diritti sportivi del vecchio Torino per 1 milione e 411 mila euro. La
riconquista di coppe e cimeli permette di rendere ufficiale la
continuità societaria con la vecchia gestione.
Il fallimento societario ha messo in mano al curatore fallimentare
tutti i beni, per poter rientrare il più possibile dei debiti e pagare
i creditori. Tra questi beni si trovano le foto storiche, i documenti
e, soprattutto, il diritto di superficie del Filadelfia. Viene proposto
a Cairo di acquistare in un singolo colpo i cimeli, il marchio ed il
Filadelfia, ma le disponibilità finanziarie del magnate sono al momento
insufficienti, e chiede di escludere il Filadelfia dalla trattativa.
Il 2 febbraio 2006, l'assessore Elda Tessore, responsabile delle
olimpiadi invernali, dopo un sopralluogo consiglia di nascondere
l'impianto coprendolo con alcuni teloni. La scelta fa infuriare la
tifoseria granata che lo ritiene inaccettabile, soprattutto perché non
sono stati stanziati soldi per il suo recupero.
Il 25 maggio il Comune riacquista il Filadelfia dal curatore
fallimentare, e si impegna ad iniziare i lavori entro l'1 ottobre.
Viene stipulato un accordo tra Comune, il curatore fallimentare e le
altre società interessate all'area: Bennet, Mo.Cla. e Italcostruzioni. I tifosi non sono soddisfatti, ed il 27 giugno 2006 viene presentata una
petizione
che chiede di eliminare dall'accordo la costruzione dei palazzi sopra
al vecchio campo di allenamento. Dopo un incontro con i rappresentanti
dei tifosi, il 31 luglio viene siglato un accorda tra il Comune e le
altre società che vogliono costruire; in questo accordo si precisa che
i palazzi verranno spostati in un'altra zona.
La città promette sette milioni, e ci si aspetta da Cairo il
restante investimento che però, per le limitate risorse finanziarie,
non arriva. Presso il Comune si svolgono una serie di incontri tra
l'amministrazione comunale, il Torino e varie associazioni, fondazioni
e gruppi di tifosi, con il fine di creare una nuova Fondazione che
possa gestire la ricostruzione del Filadelfia. Lo statuto della costituenda Fondazione viene presentato il
28 novembre2007.
Il 13 novembre 2007 viene modificato il piano regolatore per
ufficializzare lo spostamento dei palazzi; nella stessa modifica si
predispongono 4000 metri quadri di attività commerciali, necessarie per
recuperare i fondi.
Il Comune accetta lo statuto della neonata Fondazione il 23 gennaio
2008. A questo punto, secondo quanto contenuto nello statuto, la
Fondazione ha un anno di tempo per reperire i fondi necessari alla
costruzione ed alla gestione del nuovo centro sportivo.
Questo progetto è dovuto all'Associazione ex calciatori del Torino capitanata da
Angelo Cereser, ex giocatore granata, oggi
immobiliarista.
Questo progetto prevede la creazione di due campi da calcio (per
l'allenamento delle giovanili e per preparazione e amichevoli della
prima squadra). Da parte a questi campi sorgerebbe un'area commerciale
da 3000 metri quadri, alta due piani, che dovrebbe permettere di
racimolare i soldi necessari per il finanziamento del progetto. Il
9 maggio2008 un emendamento del consigliere regionale
Gian Luca Vignale (
AN) viene approvato, e la regione si impegna ad entrare nella Fondazione Filadelfia quale socio fondatore.
Gli Angeli del Filadelfia
Abbandonato, divenuto dimora delle erbacce, si è arrivati ad usare il campo come se fosse un orto.
Un gruppo di tifosi ha deciso di organizzarsi e preoccuparsi della sua
manutenzione; si tratta de "gli Angeli del Filadelfia". Grazie a loro
viene mantenuto in discrete condizioni, tanto che il campo è ora
nuovamente tornato in condizioni praticabili.
Il
4 maggio2005
infatti, in occasione del 56° anniversario della Tragedia di Superga,
vi si è disputato un incontro di calcio tra vecchie glorie granata
(comprendente i giocatori del
Torino Campione d'Italia 1976) ed una selezione di tifosi.